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09/02/2009
Umberto Dei di Michele Marziani....rec.da Matteo Tassinari

 “Umberto Dei” c’è, questo è certo. Ma cos’ che lo rende così attraente, accattivante, allettante, appetibile, gradevole, invitante, piacevole, affascinante, avvenente, di bell'aspetto, piacente, seducente, amabile, desiderabile? In fondo al post, che ti ringrazio davvero tanto se l’ospiterai, la risposta la troverai. Ovviamente, la vera e finale nonché definitiva risposta, la troverai nel libro. Eh, mica scarabocchiamo il web per rimboccarci le maniche e rimanere come una trota ai tempi di Zorro. Ciao e buon tutto.
Chi è o cos’è “Umerto Dei”?
E’ ciclo infinito dal quale è impossibile
uscire se non con una inizializzazione di
sistema. E’ goccia e cristallo che fugge
dal mar morto delle sinistre novecentesche,
che si ostina nella ricerca di vita e dei movimentismi.
E’ bicicletta (e “persona”) e comunanza.
E’ il contrario di uno. È’ principio di realtà,
si muove agile, veloce, mutevole perché sa, a
differenza dei generali di brigata,
che la più grande delle disfatte è già
alle nostre spalle. Sorvola la storia e
impara la distinzione, l'eccezione e la discrezione.
Non tollera la retorica, il populismo, le messe
cantate, le liturgie borghesi e le autoassoluzioni.
Si nutre di contemporaneità, di curiosità, di
pragmatico radicalismo. Umberto Dei è moderno e arcaico.
E’ culture, linguaggi e conflitti dentro e
oltre l'anno zero che mette al centro la ricerca, il
racconto, la costruzione di senso scritturale, la passione,
la comunità, il globale, il noir poetico, l’appasionato lirismo,
la memoria e la geografia, l'io, il
noi e l'es. Sbeffeggia gli oracoli
della globalizzazione e si interroga, a suo modo,
sulla profondità della crisi sociale e culturale
che attraversa il pianeta. Osserva i disastri
e le sconfitte. Ha provato spesso
a interrogarsi sulla direzione di marcia del
globo, del ritorno della via della seta e del
rinascimento, senza per questo tralasciare
il volgare consumismo delle
nazioni che dettano legge. Parla di lingue e dialetti.
Si nutre di parole quasi o ormai dimenticate
tra terra e comunità. E’ una goccia che
arranca alla ricerca di acqua e ha come unico
obiettivo il tuffo e la mescolanza, il gorgo e la
corrente, il fluire e il corrodere.
Traversamento icastico dell'apocalisse
contemporanea.
E’ residuo, margine, pura testimonianza.
Si piace, ma non cerca consenso. Ostinazione a esserci,
resistenza agli urti con grande capacità di riconciliazione.
Umberto Dei è in onda, un’altra volta un’altra onda.
Ascolta osserva e tifa autonomia. Si fida
dell'onda, ne rincorre traiettoria e deriva
tra generazioni e partecipazione. Spera che
l'onda pratichi la formattazione e un nuovo
inizio, oltre le colonne d'Ercole della nostra
memoria.
di Matteo Tassinari





Umberto Dei è moderno e arcaico
Ci piace pensare che esistano ancora sognatori che traggono ispirazione e dedicano storie a questo meraviglioso mezzo
La presentazione. Umberto Dei non è una persona. È una bicicletta. Anzi, un mito. E intorno a lei si snoda il romanzo di Michele Marziani, il cui protagonista, Arnaldo Scura, lascia un remunerativo lavoro da broker finanziario per fare il meccanico di biciclette. Il negozio di Arnaldo a Milano diviene crocevia di incontri, amori, pensieri, avventure. Fino a tingere di giallo le vicende di Nas, giovane studente afgano, aiutante del protagonista nella riparazione delle biciclette, ma soprattutto nel restauro delle Umberto Dei. Il finale, sorprendente, squarcia con ironia il pesante velo dei pregiudizi verso gli immigrati. Un tema caro all’autore, insieme a quello delle rivolte degli anni Settanta che, presente nel romanzo d’esordio “La trota ai tempi di Zorro”, torna, in tutt’altro contesto, anche in questa nuova prova narrativa di Marziani. Lo scrittore riminese si conferma abile nel trattare con competenza e leggerezza - senza cadere nell’ideologia e nel buonismo - problematiche attuali, dense e troppo spesso evitate da chi scrive romanzi. Il linguaggio utilizzato, una sorta di monologo interiore in cui le parole degli altri non sono chiuse tra virgolette ma inglobate nel testo, consente lo scorrere dolce e veloce di una storia che ha il sapore di una favola contemporanea, poetica e reale.

L'incipit. Quando ho visto brillare gli occhi di Nas di fronte alla mia Umberto Dei allora ho capito: la cultura è universale, altro che storie. È successo un pomeriggio di quelli in cui la luce nella bottega entra di taglio, quando il cielo è pulito e si sente il profumo dei glicini sul naviglio. Il ragazzo è entrato e sembrava un marocchino come gli altri, quelli che vengono a vedere se possono mettersi a posto la bicicletta coi tuoi attrezzi e se va bene ti lasciano un paio di euro, sennò si portano via pure una chiave o le pezze col mastice. Di solito non m’importa e li lascio venire. Non mi piace che di questa città si dica nel mondo che c’è diffidenza. Anche se a dirla per intero sarebbe pure così, ci si guarda tutti con un po’ di sospetto, anche qui sulla Martesana. Ma io vengo da un’altra vita, ho imparato che è meglio farsi portar via una chiave che lasciare la gente a piedi in mezzo a una strada.
L'autore. Michele Marziani è nato nel 1962 a Rimini dove attualmente risiede. Ha vissuto a lungo sul lago d'Orta e a Milano. Umberto Dei” è la sua seconda prova narrativa dopo il romanzo di esordio “La trota ai tempi di Zorro” (DeriveApprodi). È autore anche di diversi libri di viaggi, vini e cibi.

Postato da: cenna a febbraio 09, 2009 08:05 | link | commenti |
italia, racconti, mondo, narrativa